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Il Termine Shotokan
Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dagli
allievi di Funakoshi, che si sono tassati per molti
anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli
ex-allievi delle loro università. G. Funakoshi
chiama questo dojo”Shotokan” (La casa nel fruscio
della pineta).
Il periodo dello Shotokan (dal 1938 al 1945), nasce
il primo marzo 1938, proprio quando il dojo Shotokan
viene costruito. Esso diventa il centro
dell’insegnamento del karate di G. Funakoshi ed è
frequentato da numerosi adepti fino all’inizio della
seconda guerra mondiale. Sarà distrutto dal
bombardamento del marzo 1945.
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Perché il nome “Shotokan”?
G. Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie,
ne calligrafava con notevole arte; egli aveva scelto
come pseudonimo di calligrafo Shoto (fruscio della
pineta). Il suo paese natale era infatti dominato
dal castello di Shuri, che era prolungato da colline
e da monti coperti da foreste di pini. Questi
formano una lunga catena chiamata Kobisan (Monti
della coda di tigre). G. Funakoshi aveva
l’abitudine, in gioventù, di passeggiarvi spesso, di
giorno e anche di notte, al chiaro di luna o sotto
le stelle. Il fruscio dei pini lo accompagnava da
allora. Firmando Shoto le sue poesie calligrafate,
il ricordo del canto della pineta lo riportava ai
sentimenti dell’infanzia e della giovinezza. E
quando egli sceglie Shoto come nome del suo dojo di
karate, vuole ancora legare l’immagine del fruscio
della pineta alla via che segue nel karate. “Amerei
proseguire la via del karate, cosi come la vita,
nella grazia della verità intrinseca alla calma del
fruscio dei pini”, scrive Funakoshi.
E’ nella primavera del 1938 che egli affigge
l’insegna “Shotokan” (kan significa casa o dojo)
davanti al suo dojo. Questo nome sarà in seguito
utilizzato per designare la sua scuola. G. Funakoshi
ha 70 anni.
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L’influenza di Yoshitaka nello Shotokan
Funakoshi stabilisce un sistema di “kyu” e di “dan”
per designare i gradi degli allievi ed elabora i
corsi che vengono tenuti dai suoi allievi anziani.
Delega, in ogni università, la responsabilità
dell’insegnamento all’allievo anziano più avanzato
nel karate e quella del dojo Shotokan al suo terzo
figlio, Yoshitaka. Il lavoro di Funakoshi consiste
nell’andare ogni giorno nelle varie università per
dare consigli e per insegnare.
Già più di una decina di università si sono
affiliate allo Shotokan. La sua scuola comincia ad
allargarsi, al di fuori dì Tokyo, con il
trasferimento in provincia dei suoi allievi anziani.
Funakoshi effettua quindi, di tanto in tanto, un
viaggio d’insegnamento più o meno lungo. Uno dei
figli di G. Funakoshi, Yoshitaka, si è formato al
karate con lo scopo di prepararsi a succedere a suo
padre alla testa dello Shotokan.
“…Il suo terzo figlio, Yoshitaka, è arrivato a Tokyo
all’età di quindici anni circa. Dapprima ha lavorato
come apprendista carpentiere a Senju, grazie alla
raccomandazione di M. Yamada. Ma, pensando che
questo lavoro non gli si confacesse, M. Himotsu,
all’epoca studente università di Tokyo, lo ha
invitato a studiare nel laboratorio di radiologia
dell’università, dove ha ottenuto il diploma di
tecnico in radiologia... Yoshitaka ha cominciato a
praticare il karate per iniziativa di suo fratello
maggiore Yoshihide, che è arrivato a Tokyo un po’
più tardi. Quest’ ultimo lavorava in una piccola
bottega situata al ministero delle finanze. E’ lui
che ha persuaso suo padre e suo fratello minore
della necessità di formare Yoshitaka come successore
del padre, poiché questi invecchiava. Così Yoshitaka
è rientrato ad Okinawa per un soggiorno di un mese,
poi ha cominciato ad insegnare il karate-jutsu
dopo aver lasciato il laboratorio di radiologia…”(H.
Otsuka)
“...Il suo terzo
figlio, Yoshitaka, è arrivato a Tokyo all’età di
quindici anni circa. Dapprima ha lavorato come
apprendista carpentiere a Senju, grazie alla
raccomandazione di M. Yamada. Ma, pensando che
questo lavoro non gli si confacesse, M. Himotsu,
all’epoca studente università di Tokyo, lo ha
invitato a studiare nel laboratorio di radiologia
dell’università, dove ha ottenuto il diploma di
tecnico in radiologia... Yoshitaka ha cominciato a
praticare il karate per iniziativa di suo fratello
maggiore Yoshihide, che è arrivato a Tokyo un po’
più tardi. Quest’ ultimo lavorava in una piccola
bottega situata al ministero delle finanze. E’ lui
che ha persuaso suo padre e suo fratello minore
della necessità di formare Yoshitaka come successore
del padre, poiché questi invecchiava. Così Yoshitaka
è rientrato ad Okinawa per un soggiorno di un mese,
poi ha cominciato ad insegnare il karate-jutsu
dopo aver lasciato il laboratorio di radiologia…”(H.
Otsuka).
continua ► |
Benché di salute cagionevole fin dall’infanzia,
Yoshitaka diventa alla fine, al prezzo di sforzi
appassionati, un esperto incontestabile della
propria arte. Egli apporta al karate di suo padre
parecchie modifiche, che quest’ultimo non sempre
apprezza. Yoshitaka introduce maggiore ampiezza e
dinamismo nell’esecuzione delle tecniche. Lo stile
attuale dello Shotokan proviene più da Yoshitaka che
da suo padre. Ecco alcune testimonianze su questo
punto e sulla personalità di Gichin Funakoshi.
F. Takagi (nato nel 1920), ex-segretario generale
della WUKO (World Union of Karate-do Organisation):
“Il Maestro Yoshitaka era incontestabilmente forte.
Una parte importante del nostro karate Shotokan
proviene da lui... “G. Funakoshi non era un
karateka, per lo meno non un tecnico del karate. Per
noi era tanto un maestro di vita quanto un adepto di
karate”.
Fra le modifiche apportate al karate Shotokan,
Yoshitaka Funakoshi prende l’iniziativa di
introdurre l’esercizio del combattimento libero nel
suo insegnamento, cosa che riesce male accetta a suo
padre. Di fatto si acuisce sempre più il divario tra
i modi di praticare e di insegnare il karate del
padre e quelli del figlio, tanto dal punto di vista
tecnico quanto da quello morale.
Yoshitaka e alcuni adepti dello Shotokan, nel corso
di un viaggio ad Osaka, fanno un allenamento comune
con adepti di Goju-ryu (un altro stile di Karate).
Essi organizzano un incontro di combattimento
libero, cosa naturale in quell’epoca, in cui la
tensione militarista era forte nelle giovani
generazioni. Gli incontri tra le diverse scuole
portavano facilmente allo scontro reale; per di più
non vi era ancora alcuna regola per i combattimenti
di karate. In breve, nel corso di questo
combattimento la disfatta di Yoshitaka e dei suoi
amici è innegabile. Secondo diverse testimonianze, è
al ritorno da questo viaggio che Yoshitaka prende
l’iniziativa di introdurre l’esercizio del
combattimento libero nell’allenamento dello Shotokan,
ed elabora tecniche e strategie per il combattimento
libero. Il suo atteggiamento di ricerca
dell’efficacia nel Karate scava un fossato tra lui e
suo padre.
Ecco la testimonianza di H. Namekawa, professore di
francese all’università Nihon, che fu allievo dello
Shotokan durante la guerra: “All’epoca ero un
giovane principiante inesperto, allievo del Maestro
Yoshitaka Funakoshi. Ci faceva molta paura. Era
stato rimpatriato dalla Cina, probabilmente a causa
del suo stato di salute, ed era già stato colpito
dalla malattia di cui mori alcuni anni più tardi.
Quando non era contento del nostro modo di eseguire
gli esercizi, ci diceva con collera: “Credete che
potreste uccidere degli uomini con queste tecniche
pietose? lo ho ucciso con le mie mani numerosi
cinesi quand’ero in Cina. Non è facendo come voi che
si arriva ad uccidere”. “lo avevo veramente paura,
mi faceva pensare al muso di un toro. Ma, dopo il
corso, suo padre lo chiamava in un angolo e gli
parlava severamente: “Perché dici delle cose simili
ai tuoi giovani allievi? E’ vergognoso, Il karate
non è fatto per uccidere degli uomini, come tu
pretendi di credere”. Mi ricordo del Maestro G.
Funakoshi, era già anziano ed era uno dolce e
rispettabile”.
G. Funakoshi, mentre il Giappone e già in guerra con
la Cina dal 1937, scrive “I venti precetti della via
del karate”.
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Lo Shotokan dopo la Guerra Mondiale
Nel
1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la sua
costruzione, è annientato sotto i bombardamenti
americani; Yoshitaka si ammala gravemente e nel 1947
muore. La guerra termina, lasciando il Giappone in
un disordine desolante. G. Funakoshi, a 80 anni,
ritorna a Tokyo. I suoi allievi anziani usciti da
università diverse cominciano a raggrupparsi per
riformare la scuola Shotokan. Nel 1949 si
costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con
alla testa Gichin Funakoshi, dell’età di 81 anni.
Sembra, per un momento, che l’unità della scuola
Shotokan sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni
Cinquanta, le divergenze di opinione sui modi di
praticare e di insegnareil
karate ed anche sull’organizzazione della scuola,
suscitano conflitti. Il numero dei praticanti
continua tuttavia ad aumentare di anno in anno. Le
contraddizioni in seno alla scuola scoppiano quando
Gichin Funakoshi muore nel 1957, all’età di 89
anni. |
Le correnti dello Shotokan
La valutazione positiva della scuola Shotokan è
generalmente legata all’ aspetto dinamico dei
movimenti. In effetti, l’esagerazione delle
posizioni basse e l’ampiezza dei movimenti danno la
possibilità di sviluppare la forza muscolare che è
necessaria per prepararsi ad una pratica duratura.
Anche se nella realtà del combattimento non si ha
bisogno di fare questo o quel movimento,
esagerandone l’ampiezza gestuale e la forza, si
allena l’efficacia al combattimento reale.
Su questo piano, lo stile di allenamento dello
Shotokan è molto esigente.
Il dispendio energetico è maggiore nello Shotokan
che nelle altre scuole a causa del tipo di
allenamento, cosa che costituisce il suo merito.
G. Funakoshi era contrario agli esercizi di
combattimento libero fin dall’inizio del suo
insegnamento; Ebbe di tanto in tanto dei conflitti
con giovani allievi che erano tentati di misurare le
proprie capacita in combattimento dopo qualche anno
di apprendistato del karate. Molti allievi cercavano
di praticare il combattimento libero in assenza di
G. Funakoshi. Suo figlio Yoshitaka era tra coloro
che tentavano di elaborare delle tecniche di
combattimento libero.
E’ questa una delle ragioni principali delle
divergenze relative alla concezione e alle forme di
pratica del karate che si sono estese in seno alla
scuola Shotokan dopo la morte di questi due maestri.
La Japan Karate Association fu formata, all’
origine, da un raggruppamento di dirigenti dei club
di karate universitari, tra i quali esistevano tre
correnti importanti.
Al momento della sua scissione, una prese il
sopravvento sulle altre due, che si ritirarono.
Ognuna delle tre, sviluppando le proprie
particolarità, si proclamò l’erede autentica della
trasmissione di G. Funakoshi. Per questo la scuola
Shotokan non è oggi rappresentata da un solo gruppo.
Essa comprende diverse correnti, di cui le tre
principali sono:
-
La Japan Karate Association (J.K.A.);
- Il
gruppo Shotokai (Associazione Shoto);
-
Il gruppo
universitario.
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La «Japan Karate Association», J.K.A.
E’ principalmente diretta da ex-allievi
dell’università Takushoku.
La J.K.A. è la corrente della scuola Shotokan più
conosciuta al di fuori del Giappone. Questa corrente
ha sviluppato uno stile unificato e un sistema di
competizione di kata e di combattimento. Oggi
costituisce un’organizzazione internazionale
indipendente. La sua affiliazione alla “World Union
Karatedo Organisation” è spesso evocata, ma non è
ancora realizzata. Essa organizza attualmente il
proprio “Campionato del mondo” con kata e
combattimenti. I kata vengono eseguiti con gesti
ampi, il corpo in posizione bassa, le gambe ben
divaricate. Viene ricercata un’espressione di
potenza e una certa estetica del movimento. Le
variazioni di ritmo - come: rapido, lento, con tempi
di arresto -sono apprezzate. Il loro valore è
riconosciuto come base di partenza per sviluppare,
attraverso grandi movimenti, la stabilità e la
potenza di cui si avrà bisogno per andare lontano
nella via del karate
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Il gruppo Shotokai
Lo Shotokai è oggi spesso considerato come una
scuola indipendente dallo Shotokan, ma all’inizio
era identica. Shotokai significa “Associazione (kai)
di Shoto” e, in origine, le due denominazioni
Shotokan e Shotokai erano utilizzate dallo stesso
gruppo di persone che si allenavano sotto la
direzione di G. Funakoshi. E’ dopo la scissione
della prima J.K.A., che le due denominazioni
cominceranno a riflettere differenze di stili, Il
gruppo Shotokai è diretto fin da quest’epoca da
Shigeru Egami, uno dei migliori discepoli di G.
Funakoshi.
Questo gruppo ha conosciuto un importante sviluppo
all’università Waseda, a Tokyo, da cui proviene S.
Egami. Questa Università privata, di buona
reputazione, contava anche un gruppo che faceva
parte della J.K.A. Ma oggi l’università Waseda ha il
proprio stile di karate che rimane più vicino allo
stile insegnato da Gichin e Yoshitaka Funakoshi, pur
includendo la partecipazione a competizioni di
combattimento. Ha quindi molti aspetti comuni con la
terza corrente.
S. Egami utilizzava le due denominazioni, Shotokai
per designare il gruppo, Shotokan per il suo dojo,
come era d’altronde la logica d’origine. Lo stile di
S. Egami si è evoluto considerevolmente, e si
distingue tanto da quello di G. Funakoshi quanto da
quello della J.K.A. Per questo lo Shotokan e lo
Shotokai sono diventati, nel corso della loro
evoluzione, due scuole differenti. In effetti, S.
Egami ha modificato considerevolmente il karate che
aveva imparato da G. Funakoshi, rispettando però le
idee fondamentali di quest’ultimo. L’apporto di S.
Egami è variamente valutato dagli adepti dello
Shotokan, alcuni dei quali lo considerano come uno
sviluppo positivo del karate di Funakoshi ed altri
come una deformazione.
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I gruppi universitari
Esistono varie correnti di Shotokan nell’ambiente
universitario giapponese, giacché lo Shotokan si è
sviluppato fin dall’inizio nei circoli universitari.
Ogni università mantiene la propria tradizione di
Shotokan, con un’organizzazione di ex-allievi, i più
anziani dei quali conservano il ricordo di G.
Funakoshi. Tra questi gruppi, la corrente
dell’Università Keio è la più vecchia, e trasmette
gli insegnamenti più antichi di G. Funakoshi. La
corrente Keio è poco conosciuta al di fuori del
Giappone. Il gruppo dell’Università Keio faceva
all’inizio parte della stessa corrente di quello
dell’Università Waseda, ed entrambi si collocano
oggi al di fuori della nuova J.K.A. Ma la sua
Influenza non si è estesa al di fuori di questa
università. La corrente dello Shotokan-Keio rimane
poco appariscente, per quanto riguarda l’espansione
verso l’esterno, ma è solidamente organizzata
attraverso la discendenza di ex-allievi e studenti.
I suoi aderenti danno molta importanza alla pratica
del combattimento in stile J.K.A.; tuttavia
praticano i kata esagerandone meno le espressioni di
dinamismo. La posizione del corpo è più alta, le
gambe sono meno divaricate, i movimenti tecnici sono
più piccoli, cosa che rende questo stile meno
spettacolare di quello della J.K.A. Il karate di
questa università è importante per capire
l’evoluzione dello Shotokan, poiché è la prima in
cui Funakoshi ha insegnato, ed è quella che, nel
corso della sua evoluzione, ha conservato più tracce
dell’insegnamento iniziale. La situazione attuale
della scuola Shotokan è perciò complessa. Queste tre
correnti costituiscono in Giappone un’unità
dinamica, lo Shotokan, con conflitti e influenze
reciproci. Al di fuori del Giappone, la J.K.A. ha
conosciuto una larga espansione internazionale dagli
anni Sessanta ed è lei che rappresenta l’immagine
globale dello Shotokan. |
Karate
Tradizionale
Nella storia del karate i fatti spesso sfiorano la
leggenda o il mito e molte cosiddette informazioni e
verità, a causa dell’insegnamento esoterico,
mostrano ciò che sembra ma che non è. Le chiavi di
interpretazione sono andate perdute. La
documentazione scritta, allo stato attuale delle
ricerche, è insufficiente e scarsa; inoltre molti
aneddoti sono riportati di terza, quarta mano e
sono perlopiù ricordi o opinioni personali. Per
parlare di karate tradizionale sembrerebbe legittimo
rifarsi alla storia del karate e trarne le debite
conseguenze e conclusioni, ma purtroppo parlare di
storia del karate è come muoversi sulle sabbie
mobili. La natura e la sostanza della materia
impongono attenzione e cautela. Quello che oggi può
sembrare un dato certo può venire vanificato da un
momento all’altro; l’unica cosa sicura è che ci
muoviamo in un ambito fortemente ipotetico, anche
se, specialmente per i tempi recenti, un certo
numero di dati sono in nostro possesso. Le
difficoltà non finiscono qui, infatti il karate era
praticato sino agli albori del XX secolo in segreto,
e anche nell’era odierna sono più le cose non dette,
volutamente taciute, di quelle pubblicate. Non
ultimo, bisogna tener conto del fatto, che,
l’insegnamento autentico è, nel rispetto di daruma
Taishi (Bodhidharma), l’insegnamento che viene
trasmesso da cuore a cuore, direttamente da maestro
ad allievo, non con supporti audiovisivi, ecc.
Un vero Maestro ama il proprio allievo, e adotta
tutti quegli espedienti e quelle sottigliezze
pedagogiche che ritiene opportune e che meglio si
prestano a favorire lo sviluppo completo della
personalità e dell’abilità tecnica dell’allievo. Per
cui molti eventi vengono spesso modificati con
l’intento di educare e motivare positivamente
l’allievo. Se poi si pensa che la verità, come la
tecnica, è relativa al livello di comprensione di
chi apprende, ovvero che vi è una spiegazione
esoterica superficiale, ma vi è anche una
spiegazione esoterica, più profonda che
specialmente nel passato veniva confidata solamente
a pochi fedelissimi.
Si comprendono le difficoltà tecnico culturali che
devono affrontare sia il novizio come l’esperto che
si desiderino approfondire e conoscere le proprie
radici storico-culturali.
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Differenze tra Karate Tradizionale e Karate
Moderno
Dopo la II Guerra Mondiale, il karate ha avuto nel
mondo una enorme espansione , ma questa espansione e
la società odierna, dell’usa e getta, hanno prodotto
una babele di stili, di interpretazioni e di
“cosiddette verità” o “modernità” tale che i
maestri, veri depositari viventi dell’arte, non
erano più in grado di distinguere in mezzo a tutti
questi “karate”la propria arte.
Differenze evidenti
Le azioni tecniche nel karate tradizionale vengono
rigorosamente generate dal completo contatto della
pianta del piede con suolo. Attraverso l’uso di una
forte e rapida azione delle anche si produce
l’energia di base necessaria (external power) per
creare il “colpo definitivo” o “finishing blow”.
L’energia così prodotta viene liberata grazie ad una
serie di movimenti coordinati e connessi (tecnica)
che creano la forza d’impatto necessaria e
richiesta.
L’energia per esempio di una tecnica di pugno, in
sostanza viene rilasciata, in primo luogo partendo
dalla pianta del piede, completamente appoggiata a
terra, poi incrementata dall’uso delle anche, poi
dall’azione delle braccia, gomiti, polsi e pugno nel
momento in cui raggiunge il bersaglio.
E assolutamente necessarioo che in ogni fase del
processo vi sia un continuo incremento di energia.
Al momento dell’impatto la pianta del piede deve
mantenere in pieno il contatto col suolo in
modo che la contrazione totale della muscolatura del
corpo permetta di liberare l’energia massimale sul
bersaglio (l’azione qui descritta evita che il pugno
rimbalzi nel momento del contatto, poiché altrimenti
si avrebbe una dispersione di potenza).
Se non vengono rispettati i criteri grazie ai quali
si genera le “forza esterna” (“external power”),
(connessione completa col suolo), allora l’energia
di base della tecnica non può venire incrementata e
non raggiungerà il livello massimo del “finishing
blow”.
Per contro nel karate moderno, molte tecniche
vengono generate nella parte superiore del corpo,
non è richiesto il contatto completo del piede col
suolo, inoltre il pugno rimbalza velocemente
indietro alla fine della sua corsa. Poi, nel karate
moderno, ex Wuko il corpo è ancora in
movimento nell’impatto, mentre nel karate
tradizionale il corpo si deve arrestare
completamente al momento dell’impatto.
Un’altra sostanziale differenza sta nel fatto che
nel karate moderno ex-Wuko non vengono definiti i
requisiti tecnici al momento dell’impatto; per loro
è in effetti sufficiente che la tecnica raggiunta il
bersaglio nel più breve tempo possibile. Questa
concezione è completamente differente dai
fondamenti tecnici stabiliti dall’ITKF.
Ne consegue quindi che se atleti di “karate moderno”
partecipassero a competizioni di “karate
tradizionale” con giudici e regolamento ITKF, gli
atleti di karate moderno forse riuscirebbero a
raggiungere il bersaglio molte volte, ma senza
vedersi assegnato alcun punto a causa dei diversi
fondamenti tecnici. D’altro canto, se atleti di
“karate tradizionale” partecipassero ad una
competizione di karate moderno si troverebbero ad
avere un timing diverso criterio di assegnazione del
punto, ecc.
Da quanto sopra si vede che “karate tradizionale”
ITKF e “karate moderno” FMK/WKF (ex-WUKO) non solo
si rifanno a fondamenti metodologici differenti, ma
sono anche incompatibili dal punto di vista della
competizione. Nell’ottica del rispetto del principio
della Costituzione del C.I.O. che sancisce la
libertà di ognuno di praticare la disciplina che
preferisce ed il diritto allo sport è auspicabile
che karate tradizionale e karate moderno procedano
parallelamente fianco a fianco nel rispetto della
reciproca libertà di espressione e completa
autonomia tecnica.
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Se una volta vi era il KARATE perché parlare di
KARATE TRADIZIONALE?
IL Maestro H. Nishiyama e con lui il Maestro H.
Shirai sono stati costretti a ridefinire il Karate
ITKF, che avevano appreso dai loro maestri e che
continuano a diffondere e praticare, con nome di:
karate tradizionale. Perché? Perché il nome karate
era inflazionato, da un insieme di karate:
karate moderno, karate sportivo, karate full contact,
light contact e ingegnose varianti, tanto che in
questo melange di tecniche ed espressioni corporee
in libertà che pretendevano di chiamarsi karate ,
non riuscivano più a riconoscere il karate trasmesso
dal Maestro G. Funakoshi e dai grandi maestri del
passato.
Dunque come fare a ricollegarsi teoricamente e
concretamente alla tradizione viste le difficoltà
sopra esposte?
Sappiamo che con il termine Tradizione si definisce
l’atto di trasmettere qualcosa da persona a persona
e che in essa è determinante il compito di
conservare più fedelmente possibile ciò che è stato
trasmesso, con l’impegno eventualmente di
migliorarlo e di migliorarsi.
Quindi la soluzione era semplice, bastava attenersi
ai principi che definiscono l’arte marziale, e far
sì che questi principi fossero rigorosamente
rispettati anche nelle manifestazioni agonistiche.
Su scala Mondiale due sono le organizzazioni che
disciplinano il karate: l’ITKF (lnternational
Traditional Karate Federation, rappresentata in
Italia dalla FIKTA) e la FMK/WKF (ex-WUKO).
Da un lato l’ITKF si rifà e mantiene i principi
etici, tecnici, filosofici e spirituali della
tradizione e che costituiscono il fondamento della
propria disciplina e tecnica che generazioni di
maestri e praticanti si sono trasmessi e tramandati
fino ai giorni nostri. D’altro canto il ‘karate
moderno” come attualmente praticato dalla FMK/WKF (ex-WUKO)
è la diretta conseguenza della scelta tecnica
avvenuta nel 1982. Infatti nel 1982 la Wuko si
dotava di un regolamento di gara, tutt’ora in
vigore, che modificando i principi su cui fonda il
karate tradizionale, lo trasforma in uno sport nel
quale si fa essenzialmente uso di pugni e di calci.
Il problema è anche stato sottoposto allo studio
della Commissione Giuridica del Comitato Olimpico
Internazionale:
il C.I.O. che nella 101° Sessione di Montecarlo,
settembre 1993, chiaramente stabiliva che il karate
tradizionale è il karate diretto e disciplinato
dall’ ITKF.
Abbiamo quindi da un lato il karate tradizionale
ITKF che è rigorosamente basato sul concetto di
Todome e Finishing blow o “tecnica definitiva”:
ovvero una singola tecnica, con l’uso del corpo, e
senza uso di armi o attrezzi, deve essere in grado
di distruggere la capacità offensiva
dell’avversario; e dall’altro il “karate moderno
FMK/WKF (ex-WUKO), che, stando al proprio
regolamento di gara, ammette azioni di calcio e
pugno che non hanno requisiti del finishing blow. Le
tecniche vengono descritte come “azioni vigorose ,
e quindi non richiedono alcuna tecnica allenata in
modo speciale.
Come risultato, qualunque disciplina sportiva o arte
di combattimento può partecipare a tali
competizioni, perché non viene richiesta alcuna
competenza tecnica specifica.
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