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Il Termine Shotokan

Il primo dojo di karate è costruito nel 1938 dagli allievi di Funakoshi, che si sono tassati per molti anni a questo scopo e si appoggiano alla rete degli ex-allievi delle loro università. G. Funakoshi chiama questo dojo”Shotokan” (La casa nel fruscio della pineta).

Il periodo dello Shotokan (dal 1938 al 1945), nasce il primo marzo 1938, proprio quando il dojo Shotokan viene costruito. Esso diventa il centro dell’insegnamento del karate di G. Funakoshi ed è frequentato da numerosi adepti fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Sarà distrutto dal bombardamento del marzo 1945.

Maestro Gichin Funakoshi

Perché il nome “Shotokan”?

G. Funakoshi componeva fin da giovane delle poesie, ne calligrafava con notevole arte; egli aveva scelto come pseudonimo di calligrafo Shoto (fruscio della pineta). Il suo paese natale era infatti dominato dal castello di Shuri, che era prolungato da colline e da monti coperti da foreste di pini. Questi formano una lunga catena chiamata Kobisan (Monti della coda di tigre). G. Funakoshi aveva l’abitudine, in gioventù, di passeggiarvi spesso, di giorno e anche di notte, al chiaro di luna o sotto le stelle. Il fruscio dei pini lo accompagnava da allora. Firmando Shoto le sue poesie calligrafate, il ricordo del canto della pineta lo riportava ai sentimenti dell’infanzia e della giovinezza. E quando egli sceglie Shoto come nome del suo dojo di karate, vuole ancora legare l’immagine del fruscio della pineta alla via che segue nel karate. “Amerei proseguire la via del karate, cosi come la vita, nella grazia della verità intrinseca alla calma del fruscio dei pini”, scrive Funakoshi.

E’ nella primavera del 1938 che egli affigge l’insegna “Shotokan” (kan significa casa o dojo) davanti al suo dojo. Questo nome sarà in seguito utilizzato per designare la sua scuola. G. Funakoshi ha 70 anni.

 

L’influenza di Yoshitaka nello Shotokan

Funakoshi stabilisce un sistema di “kyu” e di “dan” per designare i gradi degli allievi ed elabora i corsi che vengono tenuti dai suoi allievi anziani. Delega, in ogni università, la responsabilità dell’insegnamento all’allievo anziano più avanzato nel karate e quella del dojo Shotokan al suo terzo figlio, Yoshitaka. Il lavoro di Funakoshi consiste nell’andare ogni giorno nelle varie università per dare consigli e per insegnare.

Già più di una decina di università si sono affiliate allo Shotokan. La sua scuola comincia ad allargarsi, al di fuori dì Tokyo, con il trasferimento in provincia dei suoi allievi anziani. Funakoshi effettua quindi, di tanto in tanto, un viaggio d’insegnamento più o meno lungo. Uno dei figli di G. Funakoshi, Yoshitaka, si è formato al karate con lo scopo di prepararsi a succedere a suo padre alla testa dello Shotokan.

“…Il suo terzo figlio, Yoshitaka, è arrivato a Tokyo all’età di quindici anni circa. Dapprima ha lavorato come apprendista carpentiere a Senju, grazie alla raccomandazione di M. Yamada. Ma, pensando che questo lavoro non gli si confacesse, M. Himotsu, all’epoca studente università di Tokyo, lo ha invitato a studiare nel laboratorio di radiologia dell’università, dove ha ottenuto il diploma di tecnico in radiologia... Yoshitaka ha cominciato a praticare il karate per iniziativa di suo fratello maggiore Yoshihide, che è arrivato a Tokyo un po’ più tardi. Quest’ ultimo lavorava in una piccola bottega situata al ministero delle finanze. E’ lui che ha persuaso suo padre e suo fratello minore della necessità di formare Yoshitaka come successore del padre, poiché questi invecchiava. Così Yoshitaka è rientrato ad Okinawa per un soggiorno di un mese, poi ha cominciato ad insegnare il     karate-jutsu dopo aver lasciato il laboratorio di radiologia…”(H. Otsuka)

“...Il suo terzo figlio, Yoshitaka, è arrivato a Tokyo all’età di quindici anni circa. Dapprima ha lavorato come apprendista carpentiere a Senju, grazie alla raccomandazione di M. Yamada. Ma, pensando che questo lavoro non gli si confacesse, M. Himotsu, all’epoca studente università di Tokyo, lo ha invitato a studiare nel laboratorio di radiologia dell’università, dove ha ottenuto il diploma di tecnico in radiologia... Yoshitaka ha cominciato a praticare il karate per iniziativa di suo fratello maggiore Yoshihide, che è arrivato a Tokyo un po’ più tardi. Quest’ ultimo lavorava in una piccola bottega situata al ministero delle finanze. E’ lui che ha persuaso suo padre e suo fratello minore della necessità di formare Yoshitaka come successore del padre, poiché questi invecchiava. Così Yoshitaka è rientrato ad Okinawa per un soggiorno di un mese, poi ha cominciato ad insegnare il     karate-jutsu dopo aver lasciato il laboratorio di radiologia…”(H. Otsuka).

 

 

 

 

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Benché di salute cagionevole fin dall’infanzia, Yoshitaka diventa alla fine, al prezzo di sforzi appassionati, un esperto incontestabile della propria arte. Egli apporta al karate di suo padre parecchie modifiche, che quest’ultimo non sempre apprezza. Yoshitaka introduce maggiore ampiezza e dinamismo nell’esecuzione delle tecniche. Lo stile attuale dello Shotokan proviene più da Yoshitaka che da suo padre. Ecco alcune testimonianze su questo punto e sulla personalità di Gichin Funakoshi.

F. Takagi (nato nel 1920), ex-segretario generale della WUKO (World Union of Karate-do Organisation): “Il Maestro Yoshitaka era incontestabilmente forte. Una parte importante del nostro karate Shotokan proviene da lui... “G. Funakoshi non era un karateka, per lo meno non un tecnico del karate. Per noi era tanto un maestro di vita quanto un adepto di karate”.

Fra le modifiche apportate al karate Shotokan, Yoshitaka Funakoshi prende l’iniziativa di introdurre l’esercizio del combattimento libero nel suo insegnamento, cosa che riesce male accetta a suo padre. Di fatto si acuisce sempre più il divario tra i modi di praticare e di insegnare il karate del padre e quelli del figlio, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello morale.

Yoshitaka e alcuni adepti dello Shotokan, nel corso di un viaggio ad Osaka, fanno un allenamento comune con adepti di Goju-ryu (un altro stile di Karate). Essi organizzano un incontro di combattimento libero, cosa naturale in quell’epoca, in cui la tensione militarista era forte nelle giovani generazioni. Gli incontri tra le diverse scuole portavano facilmente allo scontro reale; per di più non vi era ancora alcuna regola per i combattimenti di karate. In breve, nel corso di questo combattimento la disfatta di Yoshitaka e dei suoi amici è innegabile. Secondo diverse testimonianze, è al ritorno da questo viaggio che Yoshitaka prende l’iniziativa di introdurre l’esercizio del combattimento libero nell’allenamento dello Shotokan, ed elabora tecniche e strategie per il combattimento libero. Il suo atteggiamento di ricerca dell’efficacia nel Karate scava un fossato tra lui e suo padre.

Ecco la testimonianza di H. Namekawa, professore di francese all’università Nihon, che fu allievo dello Shotokan durante la guerra: “All’epoca ero un giovane principiante inesperto, allievo del Maestro Yoshitaka Funakoshi. Ci faceva molta paura. Era stato rimpatriato dalla Cina, probabilmente a causa del suo stato di salute, ed era già stato colpito dalla malattia di cui mori alcuni anni più tardi. Quando non era contento del nostro modo di eseguire gli esercizi, ci diceva con collera: “Credete che potreste uccidere degli uomini con queste tecniche pietose? lo ho ucciso con le mie mani numerosi cinesi quand’ero in Cina. Non è facendo come voi che si arriva ad uccidere”. “lo avevo veramente paura, mi faceva pensare al muso di un toro. Ma, dopo il corso, suo padre lo chiamava in un angolo e gli parlava severamente: “Perché dici delle cose simili ai tuoi giovani allievi? E’ vergognoso, Il karate non è fatto per uccidere degli uomini, come tu pretendi di credere”. Mi ricordo del Maestro G. Funakoshi, era già anziano ed era uno dolce e rispettabile”.

G. Funakoshi, mentre il Giappone e già in guerra con la Cina dal 1937, scrive “I venti precetti della via del karate”.

 

Lo Shotokan dopo la Guerra Mondiale

Nel 1945 il dojo Shotokan, sette anni dopo la sua costruzione, è annientato sotto i bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente e nel 1947 muore. La guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine desolante. G. Funakoshi, a 80 anni, ritorna a Tokyo. I suoi allievi anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la scuola Shotokan. Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoshi, dell’età di 81 anni. Sembra, per un momento, che l’unità della scuola Shotokan sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta, le divergenze di opinione sui modi di praticare e di insegnareil karate ed anche sull’organizzazione della scuola, suscitano conflitti. Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di anno in anno. Le contraddizioni in seno alla scuola scoppiano quando Gichin Funakoshi muore nel 1957, all’età di 89 anni.   

Le correnti dello Shotokan

La valutazione positiva della scuola Shotokan è generalmente legata all’ aspetto dinamico dei movimenti. In effetti, l’esagerazione delle posizioni basse e l’ampiezza dei movimenti danno la possibilità di sviluppare la forza muscolare che è necessaria per prepararsi ad una pratica duratura. Anche se nella realtà del combattimento non si ha bisogno di fare questo o quel movimento, esagerandone l’ampiezza gestuale e la forza, si allena l’efficacia al combattimento reale.

Su questo piano, lo stile di allenamento dello Shotokan è molto esigente.

Il dispendio energetico è maggiore nello Shotokan che nelle altre scuole a causa del tipo di allenamento, cosa che costituisce il suo merito.

G. Funakoshi era contrario agli esercizi di combattimento libero fin dall’inizio del suo insegnamento; Ebbe di tanto in tanto dei conflitti con giovani allievi che erano tentati di misurare le proprie capacita in combattimento dopo qualche anno di apprendistato del karate. Molti allievi cercavano di praticare il combattimento libero in assenza di G. Funakoshi. Suo figlio Yoshitaka era tra coloro che tentavano di elaborare delle tecniche di combattimento libero.

E’ questa una delle ragioni principali delle divergenze relative alla concezione e alle forme di pratica del karate che si sono estese in seno alla scuola Shotokan dopo la morte di questi due maestri.

La Japan Karate Association fu formata, all’ origine, da un raggruppamento di dirigenti dei club di karate universitari, tra i quali esistevano tre correnti importanti.

Al momento della sua scissione, una prese il sopravvento sulle altre due, che si ritirarono. Ognuna delle tre, sviluppando le proprie particolarità, si proclamò l’erede autentica della trasmissione di G. Funakoshi. Per questo la scuola Shotokan non è oggi rappresentata da un solo gruppo. Essa comprende diverse correnti, di cui le tre principali sono:

 - La Japan Karate Association (J.K.A.);

 -  Il gruppo Shotokai (Associazione Shoto);

 - Il gruppo universitario.

 

La «Japan Karate Association», J.K.A.

E’ principalmente diretta da ex-allievi dell’università Takushoku.

La J.K.A. è la corrente della scuola Shotokan più conosciuta al di fuori del Giappone. Questa corrente ha sviluppato uno stile unificato e un sistema di competizione di kata e di combattimento. Oggi costituisce un’organizzazione internazionale indipendente. La sua affiliazione alla “World Union Karatedo Organisation” è spesso evocata, ma non è ancora realizzata. Essa organizza attualmente il proprio “Campionato del mondo” con kata e combattimenti. I kata vengono eseguiti con gesti ampi, il corpo in posizione bassa, le gambe ben divaricate. Viene ricercata un’espressione di potenza e una certa estetica del movimento. Le variazioni di ritmo - come: rapido, lento, con tempi di arresto -sono apprezzate. Il loro valore è riconosciuto come base di partenza per sviluppare, attraverso grandi movimenti, la stabilità e la potenza di cui si avrà bisogno per andare lontano nella via del karate

 

Il gruppo Shotokai

Lo Shotokai è oggi spesso considerato come una scuola indipendente dallo Shotokan, ma all’inizio era identica. Shotokai significa “Associazione (kai) di Shoto” e, in origine, le due denominazioni Shotokan e Shotokai erano utilizzate dallo stesso gruppo di persone che si allenavano sotto la direzione di G. Funakoshi. E’ dopo la scissione della prima J.K.A., che le due denominazioni cominceranno a riflettere differenze di stili, Il gruppo Shotokai è diretto fin da quest’epoca da Shigeru Egami, uno dei migliori discepoli di G. Funakoshi.

Questo gruppo ha conosciuto un importante sviluppo all’università Waseda, a Tokyo, da cui proviene S. Egami. Questa Università privata, di buona reputazione, contava anche un gruppo che faceva parte della J.K.A. Ma oggi l’università Waseda ha il proprio stile di karate che rimane più vicino allo stile insegnato da Gichin e Yoshitaka Funakoshi, pur includendo la partecipazione a competizioni di combattimento. Ha quindi molti aspetti comuni con la terza corrente.

S. Egami utilizzava le due denominazioni, Shotokai per designare il gruppo, Shotokan per il suo dojo, come era d’altronde la logica d’origine. Lo stile di S. Egami si è evoluto considerevolmente, e si distingue tanto da quello di G. Funakoshi quanto da quello della J.K.A. Per questo lo Shotokan e lo Shotokai sono diventati, nel corso della loro evoluzione, due scuole differenti. In effetti, S. Egami ha modificato considerevolmente il karate che aveva imparato da G. Funakoshi, rispettando però le idee fondamentali di quest’ultimo. L’apporto di S. Egami è variamente valutato dagli adepti dello Shotokan, alcuni dei quali lo considerano come uno sviluppo positivo del karate di Funakoshi ed altri come una deformazione.

 

I gruppi universitari

Esistono varie correnti di Shotokan nell’ambiente universitario giapponese, giacché lo Shotokan si è sviluppato fin dall’inizio nei circoli universitari. Ogni università mantiene la propria tradizione di Shotokan, con un’organizzazione di ex-allievi, i più anziani dei quali conservano il ricordo di G. Funakoshi. Tra questi gruppi, la corrente dell’Università Keio è la più vecchia, e trasmette gli insegnamenti più antichi di G. Funakoshi. La corrente Keio è poco conosciuta al di fuori del Giappone. Il gruppo dell’Università Keio faceva all’inizio parte della stessa corrente di quello dell’Università Waseda, ed entrambi si collocano oggi al di fuori della nuova J.K.A. Ma la sua Influenza non si è estesa al di fuori di questa università. La corrente dello Shotokan-Keio rimane poco appariscente, per quanto riguarda l’espansione verso l’esterno, ma è solidamente organizzata attraverso la discendenza di ex-allievi e studenti. I suoi aderenti danno molta importanza alla pratica del combattimento in stile J.K.A.; tuttavia praticano i kata esagerandone meno le espressioni di dinamismo. La posizione del corpo è più alta, le gambe sono meno divaricate, i movimenti tecnici sono più piccoli, cosa che rende questo stile meno spettacolare di quello della J.K.A. Il karate di questa università è importante per capire l’evoluzione dello Shotokan, poiché è la prima in cui Funakoshi ha insegnato, ed è quella che, nel corso della sua evoluzione, ha conservato più tracce dell’insegnamento iniziale. La situazione attuale della scuola Shotokan è perciò complessa. Queste tre correnti costituiscono in Giappone un’unità dinamica, lo Shotokan, con conflitti e influenze reciproci. Al di fuori del Giappone, la J.K.A. ha conosciuto una larga espansione internazionale dagli anni Sessanta ed è lei che rappresenta l’immagine globale dello Shotokan.

Karate Tradizionale

Nella storia del karate i fatti spesso sfiorano la leggenda o il mito e molte cosiddette informazioni e verità, a causa dell’in­segnamento esoterico, mostrano ciò che sembra ma che non è. Le chiavi di interpretazione sono andate perdute. La docu­mentazione scritta, allo stato attuale delle ricerche, è insuf­ficiente e scarsa; inoltre molti aneddoti sono riportati di ter­za, quarta mano e sono perlopiù ricordi o opinioni personali. Per parlare di karate tradizionale sembrerebbe legittimo rifarsi alla storia del karate e trarne le debite conseguenze e conclusioni, ma purtroppo parlare di storia del karate è come muoversi sulle sabbie mobili. La natura e la sostanza della materia impongono attenzione e cautela. Quello che oggi può sembrare un dato certo può venire vanificato da un momento all’altro; l’unica cosa sicura è che ci muoviamo in un ambito fortemente ipotetico, anche se, specialmente per i tempi recenti, un certo numero di dati sono in nostro pos­sesso. Le difficoltà non finiscono qui, infatti il karate era praticato sino agli albori del XX secolo in segreto, e anche nell’era odierna sono più le cose non dette, volutamente taciute, di quelle pubblicate. Non ultimo, bisogna tener con­to del fatto, che, l’insegnamento autentico è, nel rispetto di daruma Taishi (Bodhidharma), l’insegnamento che viene trasmesso da cuore a cuore, direttamente da maestro ad allievo, non con supporti audiovisivi, ecc.

Un vero Maestro ama il proprio allievo, e adotta tutti quegli espedienti e quelle sottigliezze pedagogiche che ritiene opportune e che meglio si prestano a favorire lo sviluppo completo della personalità e dell’abilità tecnica dell’allievo. Per cui molti eventi vengono spesso modificati con l’intento di educare e motivare positivamente l’allievo. Se poi si pen­sa che la verità, come la tecnica, è relativa al livello di com­prensione di chi apprende, ovvero che vi è una spiegazione esoterica superficiale, ma vi è anche una spiegazione esote­rica, più profonda che specialmente nel passato veniva con­fidata solamente a pochi fedelissimi.

Si comprendono le difficoltà tecnico culturali che devono affrontare sia il novizio come l’esperto che si desiderino approfondire e conoscere le proprie radici storico-culturali.

 

Differenze tra Karate Tradizionale e Karate Moderno

Dopo la II Guerra Mondiale, il karate ha avuto nel mondo una enorme espansione , ma questa espansione e la società odierna, dell’usa e getta, hanno prodotto una babele di stili, di interpretazioni e di “cosiddette verità” o “modernità” tale che i maestri, veri depositari viventi dell’arte, non erano più in grado di distinguere in mezzo a tutti questi “karate”la propria arte.

 

Differenze evidenti

Le azioni tecniche nel karate tradizionale vengono rigorosa­mente generate dal completo contatto della pianta del piede con suolo. Attraverso l’uso di una forte e rapida azione del­le anche si produce l’energia di base necessaria (external power) per creare il “colpo definitivo” o “finishing blow”.

L’energia così prodotta viene liberata grazie ad una serie di movimenti coordinati e connessi (tecnica) che creano la for­za d’impatto necessaria e richiesta.

L’energia per esempio di una tecnica di pugno, in sostanza viene rilasciata, in primo luogo partendo dalla pianta del piede, completamente appoggiata a terra, poi incrementata dall’uso delle anche, poi dall’azione delle braccia, gomiti, polsi e pugno nel momento in cui raggiunge il bersaglio.

E assolutamente necessarioo che in ogni fase del processo vi sia un continuo incremento di energia.

Al momento dell’impatto la pianta del piede deve mantenere­ in pieno il contatto col suolo in modo che la contrazione totale della muscolatura del corpo permetta di liberare l’e­nergia massimale sul bersaglio (l’azione qui descritta evita che il pugno rimbalzi nel momento del contatto, poiché altrimenti si avrebbe una dispersione di potenza).

Se non vengono rispettati i criteri grazie ai quali si genera le “forza esterna” (“external power”), (connessione completa col suolo), allora l’energia di base della tecnica non può venire incrementata e non raggiungerà il livello massimo del “finishing blow”.

Per contro nel karate moderno, molte tecniche vengono generate nella parte superiore del corpo, non è richiesto il contatto completo del piede col suolo, inoltre il pugno rim­balza velocemente indietro alla fine della sua corsa. Poi, nel karate moderno, ex Wuko il corpo è ancora in movimento nell’impatto, mentre nel karate tradizionale il corpo si deve arrestare completamente al momento dell’impatto.

Un’altra sostanziale differenza sta nel fatto che nel karate moderno ex-Wuko non vengono definiti i requisiti tecnici al momento dell’impatto; per loro è in effetti sufficiente che la tecnica raggiunta il bersaglio nel più breve tempo possibile. Questa concezione è completamente differente dai fonda­menti tecnici stabiliti dall’ITKF.

Ne consegue quindi che se atleti di “karate moderno” parte­cipassero a competizioni di “karate tradizionale” con giudi­ci e regolamento ITKF, gli atleti di karate moderno forse riuscirebbero a raggiungere il bersaglio molte volte, ma senza vedersi assegnato alcun punto a causa dei diversi fon­damenti tecnici. D’altro canto, se atleti di “karate tradizio­nale” partecipassero ad una competizione di karate moder­no si troverebbero ad avere un timing diverso criterio di assegnazione del punto, ecc.

Da quanto sopra si vede che “karate tradizionale” ITKF e “karate moderno” FMK/WKF  (ex-WUKO) non solo si rifanno a fondamenti metodologici differenti, ma sono anche incompatibili dal punto di vista della competizione. Nell’ottica del rispetto del principio della Costituzione del C.I.O. che sancisce la libertà di ognuno di praticare la disci­plina che preferisce ed il diritto allo sport è auspicabile che karate tradizionale e karate moderno procedano parallela­mente fianco a fianco nel rispetto della reciproca libertà di espressione e completa autonomia tecnica.

 

Se una volta vi era il KARATE perché parlare di KARATE TRADIZIONALE?

IL Maestro H. Nishiyama e con lui il Maestro H. Shirai sono stati costretti a ridefinire il Karate ITKF, che avevano appreso dai loro maestri e che continuano a diffondere e praticare, con nome di: karate tradizionale. Perché? Perché il nome karate era inflazionato, da un insieme di karate:

karate moderno, karate sportivo, karate full contact, light contact e ingegnose varianti, tanto che in questo melange di tecniche ed espressioni corporee in libertà che pretendevano di chiamarsi karate , non riuscivano più a riconoscere il karate trasmesso dal Maestro G. Funakoshi e dai grandi maestri del passato.

Dunque come fare a ricollegarsi teoricamente e concreta­mente alla tradizione viste le difficoltà sopra esposte?

Sappiamo che con il termine Tradizione si definisce l’atto di trasmettere qualcosa da persona a persona e che in essa è determinante il compito di conservare più fedelmente possi­bile ciò che è stato trasmesso, con l’impegno eventualmente di migliorarlo e di migliorarsi.

Quindi la soluzione era semplice, bastava attenersi ai prin­cipi che definiscono l’arte marziale, e far sì che questi prin­cipi fossero rigorosamente rispettati anche nelle manifesta­zioni agonistiche.

Su scala Mondiale due sono le organizzazioni che discipli­nano il karate: l’ITKF (lnternational Traditional Karate Federation, rappresentata in Italia dalla FIKTA) e la FMK/WKF  (ex-WUKO).  

Da un lato l’ITKF si rifà e mantiene i principi etici, tecnici, filosofici e spirituali della tradizione e che costituiscono il fondamento della propria disciplina e tecnica che genera­zioni di maestri e praticanti si sono trasmessi e tramandati fino ai giorni nostri. D’altro canto il ‘karate moderno” come attualmente praticato dalla FMK/WKF (ex-WUKO) è la diretta conseguenza della scelta tecnica avvenuta nel 1982. Infatti nel 1982 la Wuko si dotava di un regolamento di gara, tutt’ora in vigore, che modificando i principi su cui fonda il karate tradizionale, lo trasforma in uno sport nel quale si fa essenzialmente uso di pugni e di calci.

Il problema è anche stato sottoposto allo studio della Com­missione Giuridica del Comitato Olimpico Internazionale:

 il C.I.O. che nella 101°  Sessione di Montecarlo, settembre 1993, chiaramente stabiliva che il karate tradizionale è il karate diretto e disciplinato dall’ ITKF.

Abbiamo quindi da un lato il karate tradizionale ITKF che è rigorosamente basato sul concetto di Todome e Finishing blow o “tecnica definitiva”: ovvero una singola tecnica, con l’uso del corpo, e senza uso di armi o attrezzi, deve essere in grado di distruggere la capacità offensiva dell’avversario; e dall’altro il “karate moderno FMK/WKF (ex-WUKO), che, stando al proprio regolamento di gara,  ammette azioni di calcio e pugno che non hanno requisiti del finishing blow. Le tecniche vengono descritte come “azioni vigoro­se , e quindi non richiedono alcuna tecnica allenata in modo speciale.

Come risultato, qualunque disciplina sportiva o arte di com­battimento può partecipare a tali competizioni, perché non viene richiesta alcuna competenza tecnica specifica.